Tommaso Cascella

UN BALOCCO INCOMPIUTO

2010

tecnica mista su tela montata su metallo

mixed media on metal mounted canvas 

diametro 120cm

 

opera donata dall’artista

work donated by the artist

 

 

Chi è

Nasce a Roma nel 1951. La prima personale è alla Galleria di Luigi De Ambrogi, Milano (1985). Dal 1997 al 2003 è protagonista di tre mostre retrospettive a Ischia, Certaldo e Bomarzo, oltre ad altre numerosissime esposizioni personali in Italia e all’estero (Svizzera, Germania, Slovacchia, Giappone). Tra le altre si segnala: Analogie del presente, collettiva allestita al Danubiana Meulensteen Art Museum, Bratislava  (2001), e la personale Rosssso alla Spirale Arte di Pietrasanta ( 2003). Sempre a Pietrasanta, nel 2006, gli viene dedicata una mostra pubblica, Il Linguaggio dell’iride. Nel 2007 partecipa a numerose mostre collettive a Roma, Todi, Bolzano, Pescara, e personali alla galleria Eventi9, Torino e alla Fondazione Ceramica Contemporanea d’autore, Deruta. Recentemente (2011) è l’importante mostra al Museo dell'Accademia di Wu Han in Cina, insieme alle personali a Roma (2011, Galleria Inquadro e Rosso20sette) e le collettive a Bologna, Roma, Pescara, Torino. Ha partecipato alla XXI Biennale di Gubbio e alla XII Quadriennale di Roma. Vive e lavora tra Roma e Bomarzo, nel Viterbese.

 

Cosa fa

Ciò che caratterizza l’opera di Cascella è la “tattilità” delle sue opere, dove colore a materiali, composizione e materia concorrono insieme a creare una costante illusione di tridimensionalità. Le opere “vengono in avanti” davanti ai nostri occhi quasi come se avessimo gli occhialini per la visione in 3D; anche la scultura ha una volumetria propria più da Pop up (tanto che una sua mostra ebbe questo titolo) che da seriosa scultura da studio. Ma è poi l’artista stesso a raccontarci la sua opera:  io non rappresento nulla, accolgo sulla tela la vita e le mie mani raccontano cose che non so, verità che rimangono oscure ed indicibili se non con balbettii, segni, colori, graffi, simboli, amore… (2010, testo per una personale a Matera). Un universo insomma da seguire non solo con lo sguardo ma con tutto il corpo.

 

Highlight

I titoli delle opere spesso sono presi in prestito da poesia e letteratura, frutto della sua profonda passione per i libri, tanto che Cascella si è anche occupato di una casa editrice e di una stamperia d’arte, oltre ad essere egli stesso illustratore in varie pubblicazioni. Nel 1995 viene nominato “accademico per la scultura” all’Accademia di S. Luca.  Recentemente, una sua opera in bronzo è stata collocata nel quartiere Tachikawa City di Tokyo.

 

Web

Sito: www.tommasocascella.it

 

 

 

 

La sua opera per do ut do

Per illustrare l’opera che il Maestro ha donato per il progetto “do ut do” prendiamo le parole di Silvia Evangelisti - in uno scritto sogni d’Alchimista dedicato al lavoro dell’artista -  a proposito del colore vitale accostarsi di campi cromatici (…) grande e seducente protagonista delle opere dell'artista, fonte e centro di energia vitale che forza la superficie e dilaga nello spazio fisico facendosi forma e volume, superficie e profondità, luce intensa e viva. Eccolo quindi questo colore che ci riempie gli occhi e la mente, che ci saltella davanti come un bambino entusiasta. Anzi, aggiungiamo, ispirandoci al titolo, in quest’opera l’astrattismo dell’artista diventa proprio ludico, giocando tra Mondrian e Kandinsky, tra la musica e la geometria in un grande, grandissimo spazio da riempire di grida e colori come i playground dei giardini di quartiere.

 

The  piece donated by Maestro Cascella for the “do ut do” project can best be described in the words of Silvia Evangelisti in her article “Sogni d’Alchimista” dedicated to the work of the artist:

…Strong intense colours in vibrant chromatic combinations (…) are the powerful and magnetic core element of Cascella’s work, the source and essence of a life force that bursts forth from the surface to spread through physical space taking on form and volume, surface and depth, and intense dazzling light. Here, yet again, is another vibrant colour to fill the sight and mind, leaping around like an excited child.  In fact, in reference to the title of the painting, in this work the artist’s abstractionism takes on a playful note, a cross between Mondrian and Kandinsky, between music and geometry – an element to fill a huge space with the clamour and colour found in a neighbourhood playground