Stefano Cerio

NIGHT SKI 9

2011

giclée print

110x135 cm

 

Opera donata dall’artista

Work donated by the artist

 

Chi è

Nasce a Roma nel 1962. Inizia la carriera di fotografo a 18 anni collaborando con L’Espresso. Dal 2001 si interessa di fotografia di ricerca e video ed espone al Diaframma di Milano, alla Galleria Recalcati di Torino, mentre del 2004 è il progetto Machine Man al Lattuada Studio di Milano. Nel 2005 la Città della Scienza di Napoli gli dedica una personale: Codice Multiplo. Nel 2008 realizza per la regione Piemonte un’installazione per la mostra Le Porte del Mediterraneo a Rivoli ed espone alla Changing Role di Roma con Souvenirs. Nel 2009 la sovraintendenza di Napoli organizza una personale nella Certosa di Capri dal titolo Sintetico Italiano.

Nel 2010 espone con due personali alla Galerie Italienne di Parigi e in una collettiva al museo Madre di Napoli. Nel 2011 realizza Aquapark che espone alla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, alla galleria Changing Role a Napoli e al MAXXI di Roma.

Vive e lavora tra Roma e Parigi.

 

Cosa fa

E’ una fotografia di grande ricerca quella di Cerio che già dai supporti utilizzati è connotata da una straordinaria cura per la composizione, arrivando anche a manipolare manualmente le fotografie con emulsioni e altri materiali. Il risultato sono opere molto peculiari spesso presentate nelle mostre in serie: Sintetico Urbano, Souvenirs, Apparizioni, Winter Aquapark, Night Ski, dove regna incontrastato una protagonista assoluta: la “sospensione”. In altre parole, nel lavoro di Cerio, quello che emerge è una specie di silenzio solitario dei soggetti raffigurati, dove le persone non sono mai presenti, ma è come se fossero appena andate via, pochi minuti prima. E’ un lunghissimo stand by di paesaggi quasi lunari, scenari onirici, una galleria da “giorno dopo la fine del mondo” con un effetto straniante rispetto a soggetti conosciutissimi come parchi aquatici, stazioni sciistiche ma anche statuitine della Madonna, ricordini di viaggio, tombe di animali. E noi ci accorgiamo, come per magia, del surreale che ci circonda, spesso ammantato da un velo di kitsch: basta togliere voci, rumori, alterare le luci, spaesare e il gioco è fatto.

 

Highlight

Le sue serie sono spesso pubblicate anche in volumi curati dallo stesso artista: è il caso di Aquapark (Contrasto editore) e di Sintetico Italiano (Silvana editrice).

Di recente ha aderito alla campagna Fotografi per l’acqua pubblica donando una sua foto

 

Web

Sito: www.cerio.it

 

La sua opera per do ut do 

L’opera donata all’Hospice fa parte della serie Night ski: impianti di sci fotografati di notte sotto la luce di potenti riflettori che evidenziano fin nel minimo dettaglio i soggetti rendendoli così da familiari a inquietanti e surreali. Di giorno, sono luoghi pieni di turisti vocianti, di sci che cozzano tra loro, di odore di latte solare, dei bip degli skipass; di notte hanno un’altra vita, diventano minacciosi, quasi metafisici, mettono addosso uno stato di sottile ansia. Non ci accorgiamo mai di come sono veramente questi posti, li usiamo e basta: adesso, invece, siamo costretti a guardarli. Non siamo più tanto sicuri di questi oggetti, di questi luoghi, di questi spazi; come bambini, ci viene da nascondere la testa sotto la coperta, aspettando che torni la luce e tutto riprenda l’aspetto “normale”, ben consapevoli, però, di avere visto “l’altra faccia delle cose”.

 

This work donated to the Hospice is part of the Night ski series: ski lift facilities photographed at night under the beam of the powerful reflectors that pick up the slightest detail giving even the most familiar subjects a sinister surreal atmosphere. During the day, these are places full of noisy tourists, the sound of skis clicking against each other, the smell of sun cream, and the beep of ski pass tickets; at night the atmosphere is totally different, menacing, almost metaphysical, provoking a slight feeling of anxiety. We never really notice the true aspect of these places; we use them- that’s all – but now, on the contrary, we are forced to take a closer look. We are no longer quite as comfortable with these objects, these places, these spaces. Like children, we feel a need to hide our heads under the blankets, waiting until it is light again and everything assumes its “normal” aspect, while remaining fully aware that we have experienced “the other side of things”.