Paolo Icaro

MANROVESCIO

1990

terracotta e ingobbio

Earthenware clay and slip

39x35x2,5 cm

 

Opera donata dall'artista

Work donated by the artist

 

"...per valorizzare con un semplice gesto impresso nella tenera terra le preziose indicazioni di Italo Calvino,” lighteness, quickness, exactitude, visibility...” 

 

"...Uusing a simple gesture pressed into soft clay to intensify the precious instructions of Italo Calvino, ” lighteness, quickness, exactitude, visibility...”

 

 

Chi è:

Nasce a Torino nel 1936. Dopo gli studi in Lettere, nel 1960 si trasferisce a Roma, dove tiene la prima personale presso la Galleria Schneider (1962). Nel 1965 partecipa a una mostra collettiva all’Odyssia di New York, negli Stati Uniti ,dove  si trasferisce per più di quindici anni per poi tornare in Italia: prima a Milano e dal 1994 a Pesaro. Ha esposto in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero: tra questi, Berlino (1973); Zurigo (1974); New York (1977); PAC, Milano (1982); Trento (1995); Galleria G7, Bologna (1997). Tra il 2000 e il 2002 partecipa a importanti collettive, come Images a Francoforte, il Todi Art Festival ed Exempla a Teramo, dove realizza la monumentale opera Gran Sassi.   Fra le personali degli ultimi anni: Le pietre di marmo, mostra omaggio nell'ambito della XXV Biennale di Scultura di Gubbio (2008); Biografia ideale, Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro (2009); 15 Stele 15, Galleria Niccoli, Parma (2010); Su misura, Galleria Il Ponte, Firenze (2011); I do as I did, Lorenzelli Arte, Milano (2011), You,Space , al CAMEC di La Spezia (2012) Paolo Icaro 1967-1977 galleria P420 e Paolo Icaro Living in America, galleria G7, entrambi nel 2012 a Bologna.  Sue opere sono presenti nei Musei di Torino, Milano, Genova, Cagli, Modena, Bologna, Roma, Washington, Gent, Antwerpen, Francoforte. Vive e lavora a Tavullia, sulle colline di Pesaro.

 

 

Cosa fa: 

Paolo Icaro costruisce una ricerca molto personale che si manifesta non solo nelle tecniche - disegno, performance e soprattutto scultura e installazioni – ma anche nel suo rapporto col  materiale: dal più usato, la terracotta, che viene esplorato in tutte le sue declinazioni, al marmo, dal bronzo alla cera, dal gesso al ferro, dalla pietra al legno. Tecniche e materiali che si uniscono per un obiettivo principale: esplorare lo spazio, uno spazio da sperimentare col corpo, da misurare in senso fisico e mentale, da ricercare nel divenire del tempo, da trasformare inserendovisi dentro, da ridisegnare suggerendo nuove collocazioni tridimensionali. Succede così, che, spesso, i luoghi dove le opere di Icaro sono collocate mutano la loro valenza e il loro senso e, per attraversarli, anche lo spettatore deve mutare giocoforza la percezione che aveva del luogo stesso. Perché, infatti, all’interno di questo spazio, le opere di Icaro fluttuano – letteralmente - sembrano sempre leggere, qualsiasi materiale l’artista usi, sembrano “acqua solida” pronta a compenetrare lo spazio senza mai invaderlo, modificandone la forma senza mai alternarne l’essenza.

 

 

Highlight:

La Biennale di Gubbio del 1964 lo vede vincitore del Premio del Ministro degli Esteri. Nell'ottobre 2007 è invitato a realizzare un intervento permanente per l'Italian Department della UCLA – University of California a Los Angeles. Nel 2011 espone l'installazione Cardo e decumano (2010) a Bologna, nel Cortile di Palazzo d'Accursio, in occasione di Art First.

 

 

Web:

Galleria di riferimento: www.galleriastudiog7.it

Studio Soravia: www.ceramichesoravia.com

 

 

 

La sua opera per do ut do :

Opera unica eseguita dal Maestro nel celebre studio Soravia in Albisola, il lavoro scelto per l’Hospice presenta molte caratteristiche tipiche del suo autore: innanzitutto è una terracotta, materiale come abbiamo visto, molto amato, ma soprattutto ci parla di Icaro per il suo aspetto ”incompiuto”, come se fosse “abbozzato” nel suo essere opera non totalmente levigata, ma invece opera compiutissima nei concetti e nelle tematiche.

E infine il nome. Manrovescio, le famose 5 dita sulla guancia che molti di noi hanno sperimentato nell’infanzia, è un piccolo pertugio che ci permette di scoprire l’ironia che spesso sottende al lavoro di Icaro, un’ironia anche lei accennata, delicata anche se “penetrante”, che spesso percepiamo proprio nelle denominazioni che accompagnano i suoi lavori.

 

This work is a unique piece created by Paolo Icaro in the well-known studio of Soravia in Albisola. The piece chosen for the Hospice has many of the features typical of the artist’s work: first and foremost, terracotta clay, one of Icaro’s favourite materials, mainly because of its “unfinished” aspect, giving the impression of a rough draft, not totally polished, but where theme and concept are integral and complete. Lastly, the title Manrovescio (back-handed slap) the mark left by those five fingers from a slap on the cheek that many of us remember from childhood , a small allusion that  reveals a touch of irony that is often present in Icaro’s work – a gentle but incisive irony that is to be found frequently in the titles he gives his pieces.