Marco Gastini

SENTIERI DO DO

2011

tecnica mista e creta cruda su carta

mixed technique and raw clay on paper

102,5 x 67 cm

 

 

Chi è

Marco Gastini è nato nel 1938 a Torino, dove vive e lavora. Dalla fine degli anni Sessanta, nel fervido clima torinese, sviluppa un’originale ricerca sulla pittura, indagata negli elementi che ne determinano il grado espressivo essenziale: il segno, la presenza spaziale, l’azzeramento cromatico. Nelle opere degli anni Ottanta compaiono il colore e un frequente impiego di materiali tradizionalmente non pittorici, taluni anche carichi di un vissuto umano, come legno, metalli, minerali, pergamena; i titoli perdono il registro minimale per diventare narrativi o evocativi. Dagli anni Novanta continua la contaminazione fra materiali eterogenei che interagiscono fra loro e con l’ambiente, talvolta in scala monumentale, per creare coinvolgenti campi di energia e irradiare una tensione nello spazio che ingeneri emozioni nello spettatore.

 

Cosa fa

In Italia, Gastini ha esposto le sue opere nelle principali città e in particolare ha lavorato a lungo con la Galleria Martano di Torino e con il Salone Annunciata (poi Studio Grossetti) di Milano. Ha ideato installazioni site-specific, come a Castel Burio (1987) o a Siena (1997); ha partecipato alle Biennali di Venezia del 1976 e del 1982. Fra le mostre degli ultimi anni si annoverano quelle tenute alla Galleria dello Scudo di Verona (2009), alla Galleria Giorgio Persano di Torino (2008), alla Galleria dell’Oca di Roma (2005).

All’estero, sin dagli anni Settanta, ha preso parte a diverse collettive sulla situazione dell’arte italiana e ha tenuto esposizioni personali in numerose gallerie: tra le altre, Annemarie Verna di Zurigo, John Weber di New York, Walter Storms di Monaco di Baviera.

Musei italiani e stranieri gli hanno dedicato grandi mostre antologiche: la Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco, per prima, nel 1982, quindi la Galleria Civica di Modena (1983) e il PAC di Milano (1984); nel decennio successivo la Galleria Civica d’Arte Moderna di Bologna (1992), la Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento e i Kunstverein di Francoforte e St. Gallen (1993), l’Orangerie im Schlosspark Belvedere di Weimar (1998). Più recenti sono le grandi retrospettive organizzate dalla GAM di Torino assieme alla Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco (2001) e dal CAMeC di La Spezia con la Kunsthalle di Göppingen (2005).

 

Web

www.marcogastini.it

 

La sua opera per do ut do 

L’opera donata all’Hospice da Gastini riassume molti elementi della poetica dell’artista: i graffi e il cromatismo ridotto al madreperla, al nero e al blu, le ardesie (talvolta sostituite dalle terracotte) che permettono a luci e ombre di interagire; i segni – macchie e linee – sono diradati e sembrano galleggiare sullo spazio della carta. La pittura potenzia l’energia della materia, lo sguardo è catturato e si muove senza posa tra uno spazio e l'altro, partecipe della dilatazione suggerita dalla composizione. L'opera restituisce un senso di leggerezza, nonostante la matericità degli elementi di cui è costituita.

 

The intrinsic poetry in Gastini’s work is one of the main elements in the piece donated to the Hospice by the artist: Deep scratches and a limited colour palette in mother of pearl, black and dark blue, plus slices of slate (sometimes replaced by terracotta) create an interaction between light and shadow. Any graphic elements – smudges and lines -  are scarce and seem to float in space on the paper. The painted aspects transfer powerful energy to the material elements, to capture and direct the viewer’s gaze rapidly from one space to another as if leading it to participate in the expanding action of the composition. This work conveys a sense of lightness despite the materiality of its component elements.