Luca Caccioni

LOTOPHAGIE (ciclo)

2011

olio, pigmenti su carta su tela

80 x 80 cm

 

Opera donata dall’artista

Work donated by the artist

 

Chi è

Nasce a Bologna nel 1962. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna espone in una serie di collettive fino alla prima personale, del 1991, presso la Galleria Spazia, Bologna. Altre personali: nel 1992 Galleria Eos, Milano e Gianni Giacobbi, Palma di Maiorca dove torna anche nel ‘94; nel 1993 Galleria Giò Marconi, Milano, Galleria Studio La Città, Verona (dove torna nel ’95 e nel ’99), Galleria Gentili Arte Contemporanea, Firenze; nel 1994 Galleria Rossanaferri, Modena; nel 1995 Galleria Carzaniga + Ueker, Basilea (dove torna nel ’97, ’99, 2002 e 2005); nel 1996 Otto Gallery, Bologna (dove torna nel 2002, 2006 e 2008); nel 1997 Galleria Civica, Modena; Nel 1998 GAM, Bologna, Galeria Alejandro Sales, Barcellona, Galleria Il Segno, Roma, Greene Gallery, Ginevra (dove torna nel 2000 e nel 2004); nel 2001 Galleria Lorenzelli Arte, Milano; nel 2002 Centro di Cultura To Skaly, Nicosia; nel 2004 Galleria Oredaria, Roma; nel 2008 Galerie Fabrice Galvani, Tolosa. Recentemente (2009-2010) è, con il progetto Lotophagie di nuovo a Basilea poi da Marcorossi (Milano) e da Galleria Eventinove Arte Contemporanea (Borgomanero). Nel 2011 è la personale Rito rosso. Altre lotophagie da Marcorossi artecontemporanea, Verona; nel 2012 è la personale al Cabinet du Dessins presso Museo d’art contemporaine, Saint Etienne. Tra le collettive: Bologna, Milano, Roma, Torino, Venezia, Verona, Brescia, Ancona, Suzzara, Pietrasanta, Francoforte, Basilea. Partecipa alla Quadriennale di Roma nel 1996 e nel 2004. Vive e lavora tra Bologna e la Toscana.

 

Cosa fa

Artista dalla ricerca instancabile, Caccioni si muove nell’ambito pittorico utilizzando più mezzi per esprimersi, spesso sovrapponendo materiali inconsueti e contemporanei come gli acetati o i teloni da camion, sui quali dipinge forme, segni e personali alfabeti tratti da una sua memoria interna e dalle suggestioni provenienti da culture e periodi storici diversi, accompagnati da colori spesso caldi, quasi evanescenti e da trasparenze e stratificazioni. Caccioni in sostanza inventa una propria figurazione ambigua ed equilibrata, né figurativa né astratta, a volte morbidissima a volte di una durezza insospettata. Come scrive di lui Gualdoni: “E’ rimasto tra i non molti, oggi, Caccioni, a praticare una pittura che non abbia retrogusti di parodia, (…) accattivante e glam, e invece la forza diretta e precisa di uno stare tutto dentro l’opera, insieme orgoglioso e straniato, con oltranza fabrile e malinconia che trapela.” 

(da flaminiogualdoni.com)

 

 

Highlight

E’ titolare della Cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1994 vince il Premio Michetti e nel 1995 viene insignito del Nettuno d’Oro – Città di Bologna. Dal 1994 a oggi è direttore creativo di WP – lavori in corso. Nel 2011, invitato alla LIV Biennale di Venezia, rifiuta la partecipazione. 

 

Web

www.lucacaccioni.com

 

La sua opera per do ut do

L’opera donata dall’artista all’Hospice ha una particolare importanza: appartiene infatti al ciclo Lotophagie, ciclo inesausto che conta oggi più di 160 opere, ispirato all’episodio dei Lotofagi dell’Odissea, il popolo che mangia i fiori di Loto per dimenticare. Tutta la serie parte da un supporto particolare: grandi fondali di opere liriche in carta e tela che l’artista raccoglie da anni; un materiale già carico di memoria, di suoni, voci, gesti su cui Caccioni usa colori a olio (spesso puro olio di papavero), stesi sulle vecchie carte in modo da allargarsi, estendersi “naturalmente”, creando un dialogo con i colori già presenti che vengono asportati. Ne risultano immagini ipnotiche, di ricordi sfumati nelle nebbie della mente: fiori, scimmie, figure informi o segni, proprio come quelle nella testa dei mangiatori di loto di Omero.