Loris Cecchini

RADIANCES

(Maroccan vanadite with metabolized reverbs)

2011

stampa su carta di cotone su forex su lamiera zincata, modello in materiali vari, scatola in Vivak

Printed on cotton paper over forex on galvanised steel plate; model in different materials, box in Vivak

114 x 114 x 25 cm

 

opera donata dall’artista con

work donated by the artist and

Galleria Continua,

San Gimignano / Beijing / Le Moulin

 

Chi è

lascia per Milano e l’Accademia di Brera, terminata nel 1994. Dopo la prima personale a Milano, partecipa ad alcune collettive alla galleria Continua di San Gimignano che diventerà poi la sua galleria di riferimento e con cui allestirà una lunga serie di personali - 1998, 2003, 2007, 2010, 2011. E' protagonista di mostre in Italia e all’estero tra cui Palazzo delle Papesse, Siena (1998); Museo di Castel Nuovo, Napoli (2000); PS1, New York (2006); Palais de Tokyo (2001-2007); Shanghai Duolun MoMA (2006); Museo Pecci, Prato (2009); Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne Métropole, Goodman Gallery, Johannesburg e Macro Future, Roma (2010). Recentemente (2011), oltre alla già citata mostra alla Galleria Continua, è presente con una personale site specific a Palazzo Ducale, Genova, a La scultura italiana del XXI secolo, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, e al Velan con una doppia personale. Ha partecipato a numerose Biennali d’arte tra cui Taipei (2000), Venezia (2001, 2005), Valencia (2001), Shanghai (2006), Vive tra la Toscana e Berlino.

 

Cosa fa

Fin dai primi anni di attività Cecchini ha lavorato con fotografia e scultura, modellando materie duttili: plastica, resina, gomma e cellulosa; poi, evolvendosi, comincia sempre più a integrare, varie le forme creative - fotografia, disegno, scultura e installazione – fondendo tutto in una poetica unitaria, dove le strutture alterate vanno al di là della normale abitudine percettiva dello spettatore, scardinando la familiarità con l’immagine attraverso la creazione di sculture-non sculture, architetture-non architetture, fotografie-non fotografie. Un lavoro il suo che è il contrario dell’improvvisazione: tutto è attentamente progettato; anche i titoli sono frutto di un’approfondita riflessione e sono parte integrante dell’opera stessa. Come dice Cecchini stesso: “Il titolo può fornire una “direzione” nella lettura e percezione di un lavoro. Mi piacciono molto le parole e spesso i titoli (…) raccontano cose diverse, (…) spostando il confine estetico su un paesaggio più vasto, in una sorta di indicizzazione dei saperi. I titoli possono essere a volte dei lavori in sé…”.

 

Highlight

Tra il 1995 e il 1996 lavora in un grande laboratorio fotografico a Monza, dove assiste e partecipa ai cambiamenti tecnici della fotografia digitale che gli permettono la conoscenza e l’uso di tecnologie per i suoi primi lavori fotografici. Nel 2006 vince il Premio Francesca Alinovi. Le sue opere sono spesso site specific, perché intimamente legate al luogo che le ospita.

 

 

Web

Sito Galleria Continua: www.galleriacontinua.com

 

 

La sua opera per do ut do

L’opera donata da Cecchini e dalla Galleria Continua non è una foto, o meglio, il risultato è una foto, certamente, ma è il processo interno alla foto, cioè quello che c’è dentro – perché non possiamo chiamarlo propriamente oggetto né scultura – la vera opera d’arte: un modello realizzato in multimateriale che diventa una specie di “elemento biologico”. L’opera fa parte della serie Radiances ed è l’arista stesso a raccontarcela: (Radiances sono) fotografie macro di varie tipologie di rocce minerali caratterizzate da complessità geometrica, matematica, cromatica, che si trasformano in sorta di luogo abitabile nella distanza fisica e poetica”. (…) “L’idea della “radianza” emessa dal minerale che diventa nell’insieme come una roccia eremitica, trae spunto dalla lunga storia delle forze naturali a cui siamo sottoposti e dalla fascinazione continua che provo per l’infinita complessità della natura”.

(da www.espoarte.net, intervista di F. di Giorgio).

 

The work donated by Cecchini and the Galleria Continua is not a photo, or rather, the result is certainly a photo, but in reality the principle is the process within the photo – in other words, the true work of art is what it contains, because it cannot be actually called an object or a sculpture. This model is created in multi-materials later evolving to become a kind of “biological element”.

This piece is part of the series Radiances, a term explained by the artist:

Radiances are macro photographs of different types of mineral rocks with a particular geometrical, mathematical and chromatic composition, which transform themselves into a kind of liveable space within a physical and poetic sphere”. (...) “The idea of “radiance” emitted by the mineral which, as a total entity, is transformed into an eremitic rock, is derived from the long history of the forces of nature to which we are subjected and my constant fascination with the infinite complexity of nature”.

(from www.espoarte.net, interview by F. di Giorgio).