Franco Guerzoni

IMPOSSIBILI RESTAURI

2010

tecnica mista su lastra di scagliola

mixed media on sheets of scagliola 

50x30 cm

 

 

Opera donata dall’artista

Work donated by the artist

 

 

Chi è

Nasce a Modena nel 1948. La prima personale, a Bologna, è del 1973, seguita dalle collettive Blow-Up (Milano, 1976) e Foto-grafia (1977). Da quel momento la carriera dell’artista è un susseguirsi di esposizioni in Italia e all’estero. Tra queste: Studio G7, Bologna (1991); l’ampia retrospettiva alla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento (1996); la personale a Palazzo Massari, Ferrara (1999); Etterburg Schloss, Weimar (2002); Palazzo Forti, Verona e Casa dell’Ariosto, Reggio Emilia (2004); Galerie Carzaniga + Uecker, Basilea (2003); Spirale Arte, Milano (2005); l’imponente collettiva Linee all’orizzonte nelle sedi del Polo Museale di Nervi (2007); George Segal Gallery a Montclair, New Jersey (2008); Franco Guerzoni - La luce nuda del giorno presso Fotografia Italiana Arte Contemporanea (Milano, 2009). Recentemente (2011) sono le personali Quotidiane archeologie alla Galleria Eventinove, (Borgomanero) e Pagine furiose da Marcorossi  artecontemporanea (Monza) e Museo ideale presso Nicoletta Rusconi, Milano (2012). Sue opere sono presenti in raccolte pubbliche e private, in Italia e all'estero. Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1990 e nel 2011.

Vive e lavora a Modena.

 

Cosa fa 

Guerzoni è un’artista cui piacciono i ricordi, nel senso più positivo del termine. Ricordi personali e ricordi collettivi, riversati costantemente nei suoi lavori che diventano così densi di stratificazioni di materia e pensieri, sedimentati dal tempo e dalla mente nel letto del fiume dell’arte. Ne emerge una moltitudine di racconti che l’artista, instancabile, raccoglie da sempre a partire dalle prime sperimentazioni con la fotografia, passando per lo studio dell’archeologia, fino ai libri d’artista e ai lavori con il gesso. Siamo in presenza, qui, di vera memoria, piena di significati, mai precisa ma sempre intensa, da scovare nei mille crepacci e screpolature delle composizioni, da rintracciare nella metafora di “muro” tanto cara all’artista, quel muro che è il principale testimonial-reperto del passaggio di un essere umano in una casa, in una strada, in una città, fin dai tempi dei tempi. Non bisogna cercare immagini, in questi muri e in queste pareti, ma le tante “mani” che lo hanno toccato, mutato, scrostato, demolito, ricostruito. Proprio come un ricordo.

 

Highlight

Nel 2002 presenta Mandala, un gioco scenico in due atti, ideato per il Festival Filosofia, a Palazzo Ducale, Sassuolo. Nel 2004 realizza una grande installazione, Pitture Volanti, al Broletto di Reggio Emilia. Un aspetto peculiare del suo lavoro è la realizzazione di preziosi libri-opera tra cui Affreschi, Archeologia, Studio per flauto, Paesaggi romani, in tirature limitate.

 

Web

SIto: www.nicolettarusconi.com

 

 

La sua opera per do ut do

Il titolo dell’opera donata all’Hospice rimanda all’omonima mostra presentata da Marcorossi artecontemporanea, in cui l’artista propone un tema a lui assai caro: l’alterazione e l’usura del tempo, le tracce del passato, in una sorta di archeologia che non può avere – né in verità ha bisogno – di restauri. Ritorna per l’ennesima volta il muro, il grande narratore della storia dell’uomo, quello con la “u” minuscola. La scagliola si spacca e si piega sotto cotanta responsabilità, ma resiste nel trasmettere il suo messaggio, tenendosi stretto a quel pezzo di metallo che lo mantiene unito, per portare nel presente i tanti racconti del passato. La quasi monocromia del bianco aiuta chi guarda a leggere al meglio queste profonde fenditure, che non sono ferite ma pertugi aperti su segreti e ricordi che, se vogliamo, possiamo iniziare, con la pazienza di un archeologo, a svelare e ricomporre.

 

The title of the work donated to the Hospice  by Guerzoni  is the same as that of the exhibition held by Marcorossi artecontemporanea, where the artist presented a theme close to his heart : transformations  and wear caused by time; traces of the past in a kind of archaeology that cannot be – and in fact has no need to be – restored. Once again the focus is centred on the image of the wall, great narrator of the history of mankind in its most humble form.  The scagliola splits and bends under such heavy responsibility, but it manages to transmit its message all the same, maintaining a tight grip on the fragment of metal that holds it together, to bring the countless stories from the past into the present. The almost monochromatic white texture helps the viewer interpret the deep jagged cracks which do not represent wounds but openings that reveal secrets and recollections.  History that can be discovered and recomposed by those with the patience of an archaeologist.