Flavio Favelli

ARCHIVIO (SPECCHIO)

2010

vetro colorato con cornice

coloured glass in frame

63 x 73cm

 

"E' sicuramente una semplice ricostruzione, una specie di mosaico che cerca di riflettere le mie immagini o quelle che ho perduto."

 

"It is surely a simple reconstruction, a kind of mosaic that attempts to reflect my images or

those which I have lost.”

 

opera donata dall'artista

work donated by the artist

 

 

Chi è

Nasce a Firenze nel 1967. Dopo la laurea in Storia Orientale all'Università di Bologna, prende parte al Link Project (1995-2001). Ha esposto in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero. Tra i principali progetti personali: Berlino (2002) Torino (2003)e Los Angeles (2004); Projectspace176, Londra e Museo Pecci, Prato (2005); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino e Fondazione Maison Rouge, Parigi (2007); Museo Marino Marini ,Firenze (2009), Galleria Sales, Roma (2008 e 2010) Centro Artivisive la Pescheria, Pesaro (2010). Collettive a Roma, Palermo, Venezia, Istanbul. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private – GAM di Torino, MAMbo e Fondazione Furla a Bologna, MACRO a Roma e ancora Londra, Parigi, Genova, Torino. Ha tenuto seminari e conferenze presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia e di Brera, al Politecnico di Torino e all'Università di Bolzano e Bologna. Vive e lavora a Savigno (Bo).

 

 

Cosa fa

Specchi, lampadari, armadi, scale, pezzi di macchinari rigorosamente vecchi e non più in uso. Si può dire che, per Favelli, i mezzi tecnici di produzione sono sterminati ma il denominatore è comune: il recupero visivo e la “ricostruzione” tangibile” degli elementi del proprio passato e di quello dell’ambiente in cui è cresciuto. Ne nascono sculture, installazioni e collage composti assemblando questa miriade di oggetti che circondano costantemente la vita dell’artista perché, come ebbe modo di dire egli stesso, è come essere nelle tombe dei faraoni, ma le cose non sono destinate ai morti bensì ai vivi. Dal passato, tutto è ricollocato nel presente, in maniera a volte spaesante a volte surreale ma sempre attraverso questa intenzione di rivitalizzare, di rendere di nuovo importante un oggetto, un ricordo, una situazione. Infatti, al di là del loro valore economico – l’oggetto è usato, vecchio e spesso di poco valore -  Favelli mette in evidenza l’enorme e inestimabile valore del potere evocativo e sentimentale delle cose di cui ci circondiamo.

 

Highlight

Favelli è noto a livello internazionale per i suoi interventi in spazi pubblici: ha progettato e realizzato due installazioni bar funzionanti al MAMBO, Bologna e al MARCA, Catanzaro e due ambienti pubblici e permanenti: Vestibolo nella Sede ANAS di Venezia e Sala d'Attesa nel Pantheon per i funerali laici del Cimitero della Certosa di Bologna. Nel 2008 il Museo MAXXI di Roma ha acquistato una sua grande installazione dal titolo La Terza Camera. Nel 2010 è stato in residenza all'American Academy di Roma per l'Italian Fellowship. Nel 2012 è invitato all'11° Biennale dell'Avan, Cuba. Ha partecipato alla XV Quadriennale di Roma e alla L Biennale di Venezia.

 

 

Web

www.galleriasales.it

 

 

 

 

La sua opera per do ut do

Lo specchio è tema tipico nell’arte di Favelli. Anch’esso rigorosamente di recupero, è ricomposto con tantissimi tasselli neri che creano una superficie compatta ma irregolare. E’ un archivio, in verità, come recita il titolo stesso, uno schedario dove ogni tassello può essere ricordo o memoria; perché, effettivamente, i ricordi sono come icone di desktop, uno a fianco all’altro, stretti stretti e per richiamarli basta un click. L’artista, nel ricomporre il suo ricordo, si specchia (e ci fa specchiare) in questo specchio-tastiera: ed è a questo punto il ricordo stesso che ci chiede “come sto?” mentre noi lo guardiamo, riordinato per bene, nello specchio stesso. A noi il compito di dirglielo.

 

The mirror is a common theme in the work of Flavio Favelli.  Once again, using strictly recycled material, this work is recomposed using dozens of black tesserae to create a compact but irregular surface. As its title suggests, this is a type of archive or file where each piece represents a recollection or a memory. In fact- it is true that memories are like the icons on Desktop arranged in tight rows alongside one another, and to recall them-it takes no more than a click. In recomposing his memory the artist looks into the mirror (and is reflected) in this mirror-keyboard: and at this point it is the memory that poses us the question “ How do I look?” while we gaze back at it, safely filed away in the mirror. It is up to us to provide the answer.