Fabrizio Plessi

MONUMENTA

2012

tecnica mista su carta

mixed media on paper

100 x 70 cm

 

Opera donata dall’artista con

Work donated by the artist with

Galleria Contini

Venezia, Cortina d’Ampezzo

 

 

Chi è

Nasce a Reggio Emilia nel 1940. Compie gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Venezia dove in seguito sarà titolare della cattedra di pittura. Artista famoso in tutto il mondo per le installazioni, i film, i video e le performance ha tenuto innumerevoli mostre. La prima personale è del 1962 alla Galleria di Canale a Venezia Seguono: Ferrara (1975), Monaco (1978), Anversa (1980), Bruxelles (1975 e 1983); Centre Pompidou di Parigi (1982); l’antologica alla Rotonda della Besana, Milano (1985); Madrid e Saragozza (1988); e ancora Colonia, Palma di Maiorca, Ferrara, Danimarca e Giappone (1989). Nel 1990 la sua città gli dedica una grande antologica nel Museo, nel Foro Boario e alla Cavallerizza e ancora: la videoinstallazione per il Museo Ludwig, Colonia, la personale a Barcellona e un’altra installazione a Karlsruhe (1993); installazione a Palma di Maiorca e antologica a Perugia (1995); installazioni a Mainz, Heidelberg, Speyer, Napoli (1996); installazione al Kunsthistorisches Museum di Vienna e le personali al Guggenheim Museum SoHo, New York e al Museum of Contemporary Art, San Diego (1998); Berlino e Hannover (1999); Valencia, Kolding, Hannover (2000); Bologna, Venezia, Bilbao, Vienna (2001). Del 2002 sono le 10 installazioni alle Scuderie del Quirinale, provenienti dai musei di New York, Colonia, Hannover, Vienna, Verona, San Diego. Nel 2004 Berlino gli rende omaggio con una grande retrospettiva. Recentemente (2010) è Fuoco. Da Eraclito a Tiziano da Previati a Plessi, Palazzo Reale, Milano e la mostra (2012) alla Galleria Contini di Venezia di Mariverticali e i progetti di Llaut Light. Partecipa a 8 Biennali di Venezia (1970, ’72, ’78, ’84, ’86, ’95, 2005, 2011) a Documenta, Kassel (1987), alla Bienal de San Paolo (1994), alla Quadriennale di Roma (1999, dove è anche premiato); alla Biennale di Kwangiu in Corea (2000), alla Biennale Internazionale del Cairo (2011). Vive e lavora tra Venezia e Maiorca.

 

Cosa fa

Plessi è un artista a tutti tondo: installazioni, video, film, performance, scenografie, costumi per spettacoli. Per lui l’arte, con le sue inesauribili capacità terapeutiche e grazie alla sua sofisticata possibilità di vettore d’informazione, è un fondamento basilare per lo spirito dell’uomo nell’arido paesaggio contemporaneo. Protagonista assoluta dell’arte di Plessi è l’acqua, sempre rappresentata in video: “Penso che il video formi con l’acqua un binomio perfetto; l’acqua è un elemento antico, ancestrale, primordiale, il video è un elemento d’oggi: entrambi sono fluidi, mobili, instabili, entrambi emanano un bagliore azzurro”. Un amore per l’acqua che deriva dall’uso di materiali molto poveri – carbone, ferro, marmo, paglia - ma anche dal vedere l’acqua stessa come forma energetica primaria contaminata però dal video, elemento tecnologico per eccellenza. Ecco quindi l’acqua di Plessi: virtuale, non bagna, è leggera,

sottile e in movimento; è luogo della riflessione e dell’immaginazione. È acqua e basta, priva di pesci e altre forme vitali, metafora dell’infinito della mente. Nelle sue opere un altro elemento molto presente è il fuoco: “e poiché mi piacciono gli opposti, mi ha affascinato il fuoco, un fuoco che non brucia”. Anch’esso è virtuale, anch’esso “vive” nei video ed è sempre in movimento. I video sono carichi di significati ed emozioni, e, per una volta, incantarsi davanti a uno schermo diventa fonte di conoscenza.

 

Highlight

Tra le miriadi di interventi di Plessi nei diversi campi del sapere segnaliamo: nel 1980 partecipa al Festival del Cinema di Venezia con il film Liquid Movie, vincendo il Premio “Città di Milano”; vi torna nel 1981 con Underwater e per la prima volta il mezzo elettronico come espressione artistica viene così ammesso in una biennale cinematografica. Nel 1987 vince il premio internazionale “L’immagine elettronica” (Bologna). Tra il 1987 e il 1988 per la RAI di Roma si occupa delle scenografie del programma televisivo Immagina; disegna inoltre le coreografie e i costumi per l’opera The Fall of Icarus in collaborazione con il coreografo Federic Flamand ed il musicista Michael Nyman (Opéra Nationale La Monnaie, Bruxelles). Nel 1993

crea le scenografie per il concerto di Luciano Pavarotti al Central Park di New York e viene insignito della medaglia “Mirò” dell’UNESCO a Parigi. Dal 1990 al 2000 è stato professore di “Umanizzazione delle tecnologie” alla Kunsthochschule di Colonia.

 

 

Sito:

 

 

 

La sua opera per do ut do :

L’opera donata all’Hospice rappresenta uno studio per una grande opera; più precisamente una monumentale videoinstallazione, dell’estate 2012, per la Valle dei Templi di Agrigento,

luogo nel quale da tempo si svolgono eventi che vedono opere monumentali di arte contemporanea dialogare con le meravigliose architetture della Magna Grecia.

Plessi ci presenta qui un monolite in pietra nel cui interno immaginiamo un’immagine virtuale. Come scrive l’artista stesso sul progetto Non Plessi ma gli archetipi di Plessi

alla ricerca di quell’Anima della materia spesso presente nella ricerca dell’artista, un’anima che lo porta a interagire profondamente con monumenti, architetture,

grandi artisti del passato in un’ideale passaggio del testimone fra storia e contemporaneità.

 

The piece donated to the Hospice is a study for a great work: more precisely, a monumental video installation, from the summer of 2012, for the Valley of the Temples in Agrigento. For some time now, this place has hosted events featuring monumental works of contemporary art that converse with the marvellous architecture of Ancient Greece. Here Plessi gives us a stone monolith within which we imagine a virtual image. As the artist himself writes about the project, it is “Not Plessi but Plessi’s archetypes” that seek that

Soul of the material” often present in the artist’s research, a soul that leads him to interact profoundly with monuments, architecture, and great artists of the past, in a witness’s ideal transition between history and contemporaneity.