Concetto Pozzati

DE-POSIZIONI

2006

Tecnica mista su pelle pirografata applicata su tavola

50 x 60 cm

 

 

Chi è

Nasce nel 1935 a Vò di Padova. Nel 1949 si trasferisce a Bologna, dove compie gli studi artistici e da dove inizia, fin dal 1955, una lunga e intensa carriera di mostre, happening, pubblicazioni, docenze, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti. Tiene personali a Bologna, Milano, Roma, Genova, Napoli, Firenze, Brescia, Padova, Venezia, Bari, Pesaro, Trieste, Udine, Ascoli, Modena, Mantova, Messina, Torino, Livorno, Fano, Dusseldorf; Belgrado, Zagabria, Graz, Lubiana, New York, Friburgo, Johannesburg, Brema, Parigi, Basilea, Bruxelles, Amsterdam, Tokio, Francoforte, Ulm, Bonn, Copenaghen, San Paolo del Brasile, Rio de Janeiro, Brasilia, Valencia. Tra le mostre antologiche più significative a lui dedicate si segnalano: Pozzati 1958-1968 presso il Palazzo della Pilotta di Parma (1968); Palazzo Grassi, Venezia (1974); Palazzo delle Esposizioni, Roma (1976); Palazzo Forti, Verona (1986); San Paolo del Brasile (1987); Istituto Italiano di Cultura, Parigi (1989); GAM, Bologna e Museo Civico di Modena (1991); Galrija Tivoli, Lubiana (1992); Palazzo Massari, Ferrara (1997); Realizza infine numerose cartelle personali di grafica, libri d'autore con grafiche originali e altre cartelle insieme a vari autori. Partecipa alle Biennali di Venezia del '64, '72, '82, 2007, 2009. Vive e lavora a Bologna

 

Cosa fa

Una lunghissima carriera quella di Pozzati: dagli inizi con la produzione informale della seconda metà degli anni ’50 passa poi a indiscusso protagonista della Pop Art italiana (anni ’60) sperimentando i più svariati materiali (dalla plastica al neon, dal cuoio allo specchio, da sagome in legno e metallo a reperti naturali, ecc...), e investigando via via linguaggi e storie della pittura con ironia, dissacrazione e profonda criticità in una poetica fatta di continue contaminazioni e incroci culturali, citazioni e figurazioni che col tempo divengono sempre più personali e riconoscibili. Temi a lui cari sono la memoria, la libertà, la natura e la riflessione sia sull’antico sia sul contemporaneo; temi che creano una vastità iconografica incredibile, quasi un archivio dove trovare tutte le tematiche, i modi espressivi, i meccanismi percettivi e i sentimenti degli uomini. Proprio questa vastità fa emergere un’altra caratteristica dell’artista: “l’organizzazione” della sua produzione in “temi” e “cicli” che vanno e tornano in epoche diverse, perché vengono continuamente scoperti. Ecco quindi A che punto siamo con i fiori, La pelle dei burattini, Torture, Biblioteca dei segni – Travestimenti. Citando lo stesso maestro: “Memoria, ri-memoria, storia, ri-storia. Sono i quadri che ti guardano e che hanno gli occhi, oltre una loro oralità, anche dietro la nuca. Sono loro che si confrontano, si scelgono o si isolano individuando però il perché di quell'occhio sempre spalancato”.

 

Highlight

Nel 1955 è a Parigi per perfezionarsi nello studio della pubblicità nell'atèlier di Sepo, con il quale nel 1960 fonda a Bologna la Scuola d'Arte Pubblicitaria dedicata a suo padre, Mario Pozzati. Da sempre affianca l’attività di pittore a quella di docente: insegna prima all'Accademia di Belle Arti di Urbino (che dirige fino al 1973) poi all'Accademia di Firenze, ed è stato titolare di una cattedra di pittura dell'Accademia di Bologna. E' inoltre Accademico di San Luca, ed è stato assessore alla Cultura del Comune di Bologna dal 1993 al 1996. Dal 1960 scrive su numerose riviste specializzate, interessandosi ai problemi di critica e teoria dell'arte viste dalla parte del pittore, oltre a organizzare e curare personalmente, in collaborazione con altri pittori e critici, mostre di arte italiana e straniera in Musei in Italia e all'estero. Nel 2005 riceve il Sigillo d'Ateneo dell'Università di Bologna.

 

Web

www.archivioconcettopozzati.com

 

La sua opera per do ut do 

L’opera donata da Pozzati all’Hospice fa parte del ciclo De-Posizioni del 2006 in cui colloca nel quadro un “corpo” in un luogo non consueto, in luogo “altro” che depone in “posizioni” diverse come se fosse una rimozione della voluta teatralità. Attraverso queste opere Pozzati sospende il momento dell’ironia e della dissacrazione per chiamare il tempo della riflessione, per cercare di andare oltre un’epoca “dove tutti siamo stati deposti dal massacro delle tendenze, dall’idea dell’arte come arte, dall’arte della critica, dall’omologazione rampante, forse dalla storia” come dice l’artista stesso. Attraverso il suo stile inconfondibile Pozzati ci offre questo raffinatissimo collage multimateriale, dove il deposto ...è il pittore.